Ass. Sportiva Dilettantistica NATURAID

 
 
 
 
 

CHI E' MAURIZIO DORO

 

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Intervista Di Giacomo Savonitto del 15/01/2012

http://nuke.mollotutto.com/AlaskainsolitariainbiciclettaMaurizioDoro/tabid/496/Default.aspx

Quando è nata in te la passione per lo sport estremo?
Direi che il desiderio di praticare un tipo di attività particolarmente estrema è nata da un esagerato amore per la natura e dalla grande voglia di viverci dentro in tutti i suoi aspetti più crudi (faticando, soffrendo, lottando, divertendo, vivendo, conoscendo, imparando).
Ho cominciato fin da giovane, 17-18 anni circa e non mi accorgevo che cercavo quasi l’impossibile. Qualche volta mi caricavo la bici in spalla e andavo in montagna scalando magari anche su per le ferrate e poi ritornavo pedalando per sentieri. Usavo le prime pesanti MTB per spostarmi in ambiente perché ero più veloce e riuscivo a fare grandi distanze che non potevo fare altrimenti a piedi.
Ho continuato acquistando sempre più consapevolezza fino ad arrivare alle mie ultime imprese avventurose che richiedono grandissima esperienza e sensibilità al pericolo, dove l’obiettivo è la pura lotta estrema.


La tua prima avventura?

A 17 anni ho attraversato completamente la Liguria da Ventimiglia a Ceparana. Ho percorso a piedi con lo zaino in completa autonomia i 440 km dell'Alta Via dei Monti Liguri in 14 giorni. Sono partito con un amico, ma dopo qualche giorno lui è tornato a casa. Io sono rimasto, solo, per la prima volta in vita mia lontano da casa, in un’avventura. Non mi sono perso d’animo, mi sono rimboccato le maniche ed è stato bellissimo…. Un inizio inconscio all’avventura, lo sto ancora facendo dopo ben 32 anni. Vale la pena!

Ti sei mai trovato in situazioni tali da pentirti di aver intrapreso una certa avventura?
Ho sempre cercato di realizzare i miei sogni, apparentemente impossibili un tempo agli occhi degli altri. Trovarmi in difficoltà mi piace perché mi permette di capire se io con la mia mente, il mio fisico ho la situazione in mano. Ma, ricordo una volta; era il 1991 mi trovavo all'estrema punta meridionale del Sudamerica, nella terra del Fuoco ad Usuaia e con 2 amici una mattina decidemmo di fare un giro con una barca a vela nel Canale di Beagle. La giornata era cupa e fredda, saremmo dovuti tornare nel pomeriggio invece durante il rientro, improvvisamente, si alzò un fortissimo vento e le condizioni del mare cambiarono repentinamente fino a raggiungere una situazione molto pericolosa, mare forza 11 e vento con raffiche a 150 km/h. Nessuno poteva soccorrerci in quelle condizioni, la barca era in balia delle onde e lo skipper Victor agganciato con un imbrago e moschettoni, stava lottando al timone sbattuto di qua e di là a poppa. Ecco, quella volta, in quel momento mentre i miei amici piangevano disperati e vomitavano, io apatico e freddo ho pensato fortemente che quello poteva essere il mio ultimo viaggio e che forse non sarei mai più tornato a casa. Fortunatamente nella schiuma e nella nebbia abbiamo trovato una baia e siamo riusciti a ripararci senza schiantarci. Siamo rientrati il giorno dopo.
Ricordo ancora benissimo quelle ore interminabili e la mia rabbia alimentata dal fatto che ero in balia di un evento che non potevo gestire io, ma un'altra persona di cui io non conoscevo le capacità.

Le imprese a cui partecipi fanno sempre parte di qualche competizione o a volte ti piace anche metterti alla prova lontano dai riflettori, senza il peso di dover soddisfare le aspettative di chi ti segue?
Nella mia vita mi sono messo molto alla prova avventurosamente parlando, faccio delle esplorazioni e competizioni molto avventurose che, essendo supportato da sponsor, necessitano di un’evidenza pubblica. Le mie imprese sono raccontate su siti web, riviste e tutte le dirette sono presenti sul mio sito ufficiale www.mauriziodoro.it.
Oltre a questi grandi eventi faccio anche molte altre esperienze che non sono conosciute dal grande pubblico, ma rimangono nel mio quotidiano. Spesso sia in solitario ma anche con gli amici più intimi, faccio interessanti attraversate di 2 giorni, esplorazioni di fiumi o sentieri antichi, raduni, ecc.
Ora vivo in Sardegna e qui sì, c’è una grande scelta di vero selvaggio. Mi alleno così per le grandi avventure.

A parte l’aspetto atletico delle tue imprese non si può negare che tu abbia avuto l’opportunità di girare in lungo e in largo gran parte del globo. Consideri il viaggio semplicemente come un aspetto secondario o è proprio la passione per la scoperta ed il confronto con la natura che ti spinge ad imbatterti in imprese sempre più ardue?

In realtà lo sono sempre stato un viaggiatore-esploratore fin da piccolo anche quando facevo sport (ho giocato a calcio fino a 18 anni). Quando andavo da qualche parte ero esageratamente ansioso di conoscere e vedere qualsiasi cosa, dagli insetti alle persone. Quando terminavano le scuole per esempio, da piccolo andavo dai nonni in un paesino di montagna per trascorrere i mesi delle vacanze estive, quando uscivo, correvo scappando di mano al nonno che mi accompagnava nei prati, ero incuriosito da ciò che potevo trovare oltre la collina od oltre la montagna che vedevo, per cui anche da solo mi spingevo alla scoperta per me di posti nuovi. Sono cresciuto a piccoli passi e a piccoli passi ho fatto tanta esperienza. Finché negli anni partecipando alle gare più difficili, che organizzavano gli altri dove normalmente hai un percorso da seguire con tutte le indicazioni necessarie, ho capito che io avevo bisogno di creare la mia avventura pura senza supporti esterni, che poi con il passare degli anni è diventata sempre più estrema. Ed ora questa mia esperienza la sto trasmettendo ad un gruppo numeroso di Naturaider che accompagno in giro per il mondo, come India, Marocco, Bolivia, Sud Africa, Namibia, e naturalmente in Sardegna dove facciamo delle vere e proprie esplorazioni, naturalmente sempre in MTB.

Immagino che in alcuni dei tuoi viaggi tu abbia avuto modo di trovarti per lungo tempo da solo, in sola compagnia della natura. Che cosa si prova a tenere letteralmente in mano il proprio destino, senza poter contare sull'aiuto o sul soccorso di nessuno?
Un incontro così profondo e forte tra te stesso e la natura lo si può vivere solamente se in quel momento si è soli. Poi ci sono stadi più elevati ancora, soli in quel momento e nei momenti successivi fino alle 24 ore, soli per giorni e giorni, soli per giorni e giorni in un ambiente che non si conosce assolutamente ma lo si sta esplorando, soli e senza alcuna comodità per settimane tutto ridotto al minimo ingombro e peso. E' meraviglioso, un cocktail di emozioni che corre su un filo sottilissimo di gioia e tristezza tra un limite di equilibrio e pazzia. Questa è una solitudine ricercata e non fa assolutamente male come quella che si vive spesso anche insieme agli altri. Io credo che chiunque dovrebbe provare questo tipo di solitudine, è una fortuna perché diventa una sorta di meditazione introspettiva.

In un tuo video ho visto che durante la tua ultima spedizione, mentre eri da solo con il tuo kayak e la tua bicicletta, ti sei trovato faccia a faccia con un gruppo di orsi. Che cosa si prova in una situazione del genere?
La mia ultima avventura è stata quella in Alaska, 18 giorni di emozioni straordinarie… e di orsi... L’attenzione era ogni minuto ai massimi livelli. Un giorno procedendo in bici sulla costa mi sono fermato davanti ad un gruppo di orsi che faceva banchetto con pesci buttati sulla spiaggia dalle onde dell'oceano. Erano una dozzina di grizzly tra grandi e cuccioli. L’orso di per sé non è un animale pericoloso, ma la sua golosità lo porta ad un continua ricerca di cibo e il suo olfatto sviluppatissimo lo fa anche avvicinare all’uomo se ha cibo con sé, con conseguenze che possiamo immaginare.
Ogni sera mettevo il cibo lontano dal mio campo almeno 100 m e in un posto dove gli orsi non potevano raggiungerlo, normalmente su un albero. Spesso si avvicinavano al mio telo tenda, tanto vicino che quasi li guardavo negli occhi, io fermo lì senza muovermi e loro si allontanavano subito appena percepivano la mia presenza e sentivano il mio odore. Certo, esser lì solo, come un puntino in mezzo al nulla in una situazione come quella può far paura, ma l’eccitazione e l’adrenalina sono veramente alte.

Se potessi tornare indietro, c'è qualcosa che non rifaresti, magari perché ti sei reso conto che era, in effetti, troppo pericoloso?
No, assolutamente no, ho fatto tante cose pericolose, ma credo di essere cresciuto acquisendo esperienza a piccole dosi, non ho mai cercato di saltare alla cieca un “fosso e sperare di arrivare dall'altra parte”, no assolutamente no, ho sempre cercato la via per superarlo in sicurezza. Quando è cominciata la mia vita avventurosa ero tra i pionieri e rari avventurieri biker, le informazioni erano scarse o quasi nulle, bisognava avanzare a piccoli passi e creare l’esperienza sulla propria pelle. Ora la parola “estremo” va di moda e spesso è strumentalizzata, film, riviste, proposte reality ecc. ti danno tutto su un vassoio facile da prendere, stanno creando un’illusione e moltissimi si improvvisano senza sapere che dietro ogni risultato estremo c’è un samurai cresciuto dentro fin da piccolo.

Qual'è la prossima avventura in programma?
Non so se ritenermi fortunato, ma il mio sogno nel cassetto sono “sogni nell’armadio”, ogni tanto lo apro e ne prendo uno. Il prossimo sarà in Siberia in inverno, -40°. Un po’ fresco, ma userò la maglia di lana della nonna eh eh eh.
Buone avventure a tutti.
La vita è un’avventura. Maurizio Doro


 


 


 

MAGGIO 2008: Fabrizio Lodi, caporedattore della rivista A Ruota Libera, ha intervistato Maurizio Doro per raccontare ai lettori i suoi viaggi e la filosofia che li anima

Si presenti con nome, cognome, età, nascita, residenza, lavoro, se è sposato…
Maurizio Doro, 45 anni, 03-03-63, abito ad Arco (TN), ma passo lunghi periodi in Sardegna dove vivono la mia compagna Lisa e i miei figli, Andrea di 2 anni e Greta di 5 mesi.

Come è la nata la passione per la bicicletta?
In realtà non è solamente passione per la bici.
Mi è sempre piaciuto lo sport in generale, ma ero attirato da quelli di resistenza e di fatica fin da piccolo. Ho incominciato con il calcio nelle giovanili della S.S.Benacense della mia città fino alla Under 21 (l'allora dilettanti di 25 anni fa). Ma pian piano mi accorgevo crescendo, che dopo gli allenamenti avevo bisogno di correre ed allenarmi ancora, così andavo sulle montagne vicine da solo. Poi mi avvicinai al triathlon quando ancora non era diffuso in Italia, mi sentivo completo nel praticare contemporaneamente 3 discipline, poi iniziai a fare gare multidisciplinari che duravano anche piu di una settimana. Iniziai con le corse a piedi nei deserti, poi quelle fino a 500 km No Stop e anche quelle in MTB fino a 1800 km No Stop.

E quella per i viaggi?
Sono sempre stato un viaggiatore in realtà, quando andavo da qualche parte per esempio anche dai nonni da piccolo per le vacanze estive ero incuriosito da ciò che potevo trovare oltre la collina o oltre la montagna che vedevo, per cui anche da solo mi spingevo alla scoperta per me di posti nuovi. Sono cresciuto a piccoli passi e a piccoli passi ho fatto tanta esperienza. Finché partecipando alle gare che organizzano gli altri dove normalmente hai un percorso da seguire ho capito che io avevo bisogno di creare la mia avventura che poi con il passare degli anni è diventata sempre più estrema.

Il suo curriculum come viaggiatore e come randonneur…
Be quasi non le ricordo tutte, ma sul mio sito WWW.MAURIZIODORO.IT ci sono le più importanti e significative tra viaggi e gare estreme. Ho fatto diverse Randonne dai 300 km ai 1000 km con la bici da corsa.
Ma non sono mai stato appagato veramente perché in queste gare è gia tutto segnato e organizzato da altri così ho avuto la voglia e l'entusiasmo per creare io una gara estrema unica al mondo nel suo genere che fa vivere una vera avventura: 700 km 12000 m di dislivello No Stop con la MTB in Marocco in completa autonomia. Potete visitare il sito WWW.NATURAID.COM

La sua prima “impresa”?
A 17 anni ho attraversato completamente la Liguria da Ventimiglia a Ceparana. Ho percorso a piedi con lo zaino in autonomia 400 km l'Alta Via dei Monti Liguri in 14 giorni.

La sua ultima “impresa”?
Le cose sono un po cambiate da allora, mi sono forgiato ed arricchito di esperienza nella sopravvivenza, così i miei viaggi sono diventati delle vere e proprie spedizioni esplorative con la bici. In febbraio ho attraversato percorrendo 2000 km la parte Nord della Cordigliera Argentina ed ho attraversato la zona desertica di alta quota della regione di Catamarca oltre i 4800 m di altitudine. Tutto in solitaria e in completa autonomia alimentare, senza mezzi di appoggio portando sulla bici 20 litri di acqua. Una zona che non aveva mai percorso nessun biker. Poi ho tentato di salire in bici un vulcano di quasi 7000 m, l'Oios del Salados, purtroppo le condizioni climatiche erano troppo sfavorevoli e mi sono fermato a circa 6000m. Ho comunque continuato a piedi sino 6600 m di altitudine, dove per le raffiche di vento fino a 150 km/orari mi sono dovuto fermare.

Come nasce l'idea di un viaggio o di una sfida? Qual è la molla che la spinge?
Io sono una persona molto tranquilla e normalissima, ma a volte mi basta vedere un insetto, una nuvola, una traccia di un sentiero, patire del freddo, o del caldo e subito il mio cervello lavora per un progetto e non lo lascia finche non lo realizzo. Voglio rivivere una mia primordialità.

Qualche incontro umano che le è rimasto particolarmente nel cuore?
Sono stati tanti gli incontri nei miei viaggi, ma ho ancora il ricordo nei miei occhi di un Sadu Indiano (santone-eremita) incontrato nel 2000 in una zona arida dell'altipiano Himalayano oltre i 4000 m di altitudine sotto un sole battente, che mi viene incontro dalla parte opposta alla mia, scalzo, è magrissimo vestito solamente di una stoffa che copre i fianchi, sulle spalle una sacca che contiene tutto il suo avere, il viso coperto da una folta barba e capelli lunghissimi, le labbra bianche, secche, impastate e screpolate, allunga le sue mani ruvide e mi chiede acqua…. Beve e se ne và. Io pedalavo da molte ore senza incontrare nessuno e mi sono chiesto dove andasse con quella serenità senza nulla con se.
Oppure l'incontro con un Trapper americano in inverno nella foresta del Canada. Abbiamo parlato delle nostre realtà, delle nostre esperienze, delle nostre famiglie, dei nostri amori, della nostra terra,… la nostra vita.
Dale è il suo nome, vive con la sua famiglia nella fattoria più a Nord del mondo a circa 50 km dal villaggio più vicino da circa 15 anni. Ha 3 figli più altri 2 Eschimesi adottati. In questi posti la temperatura può scendere oltre i meno 50°C e tra a gelo e grizzly, credo che lui ami davvero questo posto.
“La qualità del tempo” mi ha detto.
Ho incontrato una persona troppo speciale, dotato di grandi capacità di esplorazione interiore e di una umiltà e pace fuori del comune.
Prima di salutarmi mi ha fatto un preziosissimo regalo, di quelli che non si ricevono in tutte le vite: un dente di grizzly e un'unghia d'orso, “sono per te, rispettali”
Mi ha trascinato la slitta con il mio carico per l'autosufficienza sulla neve, e mi ha accompagnato con il figlio piccolo, per un lungo tratto sulla pista sorridendo, ci siamo abbracciati a lungo, poi lui è ritornato tenendo per mano il figlio senza mai girarsi.

Quella volta che è rimasto a bocca aperta davanti ad uno spettacolo naturale o architettonico…
Io sono attratto e affascinato da quegli ambienti che riescono a darmi quella paurosissima sensazione d'essere soli e unici al mondo senza nessun punto di riferimento o possibilità di aiuto. Sentirsi piccolissimi in una natura grandiosamente travolgente.
Sicuramente sul Mare di Bering. Ero in bici in inverno a meno 40°, davanti a me un orizzonte piatto bianco d'acqua ghiacciata che delimitava l'azzurro del cielo. Io ci pedalavo sopra con una speciale MTB tra i boati del ghiaccio che si muoveva ed ogni tanto superavo anche delle crepe larghe una decina di cm che continuavano a zig zag a perdita d'occhio.
E ancora sull'Oceano Artico verso il Polo Nord.
Ricordo una forte emozione vissuta in una mia spedizione in Canada nel mese di luglio con il kaiak. Nell'ultimo giorno della mia avventura, per arrivare ad un villaggio di pescatori di balene, ho pagaiato dalle 20:00 di sera fino alle 08:00 di mattina. L'acqua era liscia e ferma come l'olio, nerissima perchè quest'oceano può raggiungere anche oltre i 4500 m di profondità. In questo periodo c'è sempre luce e il sole non scende mai sotto l'orizzonte. +2 gradi la temperatura, sole arancione a sinistra, riflesso perfetto su quest'acqua nerissima, io che pagaio lento e il mio kaiak che taglia uno spaventoso silenzio. Una immensa emozione è la meraviglia di questa Madre Natura.

E quella volta invece che ha temuto per la sua vita…
Molti mi dicono che rischio in ogni viaggio estremo che faccio, ma credo di non aver mai esagerato o tentato tanto per provare. Quello che faccio è la conseguenza di tante esperienze sommate e il risultato è: lo so fare.
Sono cresciuto piano piano ed ho imparato a farlo bene.

Che tipo di preparazione svolge dal punto di vista ciclistico?
Da molti anni non faccio più allenamenti specifici e mirati, ma  quando esco in bici pedalo oltre le 3 ore e fino a 6-8 ore almeno una volta ogni 15 giorni.

Ma ci vogliono più testa o gambe per questo genere di viaggi?
Sicuramente ci vuole un grande allenamento generale, (io oltre a pedalare corro e nuoto), e bisogna avere una notevole esperienza e pratica che serve per risolvere le brutte e pericolose situazioni che possono capitare all'improvviso senza entrare in panico. Ma direi che per la riuscita di una spedizione estrema la condizione psicologica incide per almeno il 70%.

E' seguito da uno staff? Adotta qualche particolare dieta prima e/o durante un raid?
Ho degli amici nel mio Staff, Francesco, Matteo, Guido, Lisa, che mi aiutano con grande entusiasmo e passione da oltre 10 anni. Parlo del mio progetto con loro e si parte, cercano cartine, informazioni, numeri di telefono, e poi tengono i contatti, i collegamenti e aggiornano in tempo reale con le informazioni che io invio dalla spedizione il mio sito web, così anche chi è a casa può seguire l'evento e vivere l'avventura in diretta.
Non ho uno Staff medico e non seguo diete particolari, ma una alimentazione varia senza alcol e latticini. Naturalmente non fumo.
Poi in spedizione utilizzo buste di prodotti disidratati della TREKKING-MAHLZEITEN, basta aggiungere acqua calda e attendere qualche minuto. E' un sistema molto comodo e pratico e inoltre le buste sono leggere per cui si risparmia sul peso, i sapori sono vari e così posso cucinare diverse pietanze .

Preferisce il viaggio in solitaria o ama anche la compagnia?
Per le spedizioni estreme preferisco essere solo anche perché la difficoltà aumenta e contando solamente su me stesso posso vivere situazioni ed emozioni molto intense. Ma mi piace anche organizzare viaggi per gruppi, ultimamente ho attraversato i monti dell'Alto Atlante in Marocco in autonomia con le borse sulle bici con 5 amici Naturaider. Abbiamo pedalato per 600 km con 9000 m di dislivello in 8 tappe. Poi organizzo anche in India e in SudAfrica con mezzi e organizzazione al seguito. Si sta creando un bel gruppone di amici Naturaider che viaggia in bici nel mondo. Si possono vedere i loro reportage sul mio sito WWW.MAURIZIODORO.IT

Che tipo di bici usa di solito? E con che carico viaggia di solito? Cosa non manca mai nella sua sacca?
Solitamente preferisco una bici rigida in acciaio, io sono dell'idea che più il mezzo è semplice meno sono i problemi e più facile le riparazioni in caso di guasto o rottura. In questo l'amico Paolo del negozio Bikbike mi dà grande supporto e consigli. Per fare queste spedizioni bisogna portarsi diverso materiale e la bici diventa una sorta di casa viaggiante, di chiocciola, naturalmente utilizzo materiale di alta qualità di aziende leader del settore. Io non uso carrelli da attaccare alla bici e da trainare perché molto spesso faccio percorsi veramente impegnativi e sarebbe difficile per me condurre la bici. Utilizzo invece 5 borse leggere, ma indistruttibili della ORTLIEB waterproof 100%, 2 posteriori, 2 anteriori e una più piccola sul manubrio. Arrivo a caricare anche 60 kg. All'interno di queste borse c'è tutto l'occorrente per superare le difficoltà climatiche più estreme, dalla tenda super leggera a tutto l'abbigliamento tecnico della MONTURA, dalle mutande al giaccone impermeabile, anche qui grande aiuto della tecnologia nel costruire capi con materiale sintetico, resistentissimo che scalda, traspira e si asciuga velocemente. Poi c'è il cibo in buste disidratate e il fornello a benzina per cucinare. Ancora un Kit completo di medicinali e un set di attrezzi per smontare e riparare la bici.
Una cosa che non manca mai e mi porto sempre dietro, anche quando vado a fare escursioni di pochi giorni, una piccola sacca che, secondo me, è importantissima per la mia sopravvivenza quando si presenta una situazione pericolosa. In questa sacca non mancano gli occhiali da sole di riserva, i fiammiferi antivento, le candele, il fischietto, lo specchio per segnalare, i petardi, il telo termico, un piccolo kit di medicinali con i cerottini per chiudere grosse ferite, e da pochi anni un piccolissimo filtro per l'acqua leggerissimo e grande quanto una mano. Con questo filtro, che mi ha fornito l'azienda svizzera KATADIN, posso filtrare anche acqua sporca e addirittura insanguinata senza rischiare bevendola di contrarre infezioni. Naturalmente porto con me anche il GPS oramai comunissimo.

Ci parli del progetto legato all'associazione che ha creato…
L'associazione si chiama NATURAID, è nata un pò per caso 8 anni fa, senza troppe pretese o ambizioni particolari, l'idea era quella di far conoscere persone di tutta Italia che avessero il desiderio di condividere le bellezze della natura esplorandole con la bicicletta.
Ho accompagnato nel mondo gruppi di amici che viaggiavano per la prima volta, in Marocco, Cile, Bolivia, India, Sud-Africa. Il gruppo è cresciuto negli anni, e i Naturaider che lo compongono ora viaggiano anche per conto proprio, alcuni anche in solitaria.
Naturaid ora è diventata una filosofia, essere Naturaider quasi uno stile di vita. Centinaia di Naturaider da diverse parti dell'Italia si scambiano informazioni, si trovano in piccoli raduni e organizzano delle gite con la MTB, si ospitano a casa, sono nate tra loro delle profonde amicizie e addirittura qualcuno si è anche sposato. I loro racconti, le foto, i reportage, le loro impressioni  trovano spazio sul mio sito WWW.MAURIZIODORO.IT. Chiunque può farne parte e partecipare ai viaggi proposti. Io li conosco tutti e cerco di rincontrarli periodicamente nei NATURADUNI che almeno 2 volte all'anno organizzo in varie parti d'Italia. In questi raduni normalmente di due giorni si rincontrano vecchi amici ed è anche l'occasione per conoscere nuova gente.
Sono tutte persone che vogliono vivere in simbiosi con la Grande Madre Natura rispettandola con educazione.
Il NATURAID continua a crescere lentamente dentro di noi e il nostro lemma è: LA VITA E' UN'AVVENTURA.

Ha ancora un sogno nel cassetto?
Direi che una volta era un cassetto ora è un armadio pieno di entusiasmo e sogni ed ogni tanto ne prendo uno.

Grazie, ciao a tutti e buone avventure
Maurizio Doro


CHI E' MAURIZIO DORO


Nato a Trento il 03/03/63.
E’ un atleta che ama fare gare impegnative ed estreme, sia in MTB (con un personale di 430 km percorsi in 24 h) sia su strada (con un personale di 540 Km in 24 ore) ed anche nel triathlon sulla distanza olimpica compreso il lungo (4 km nuoto,120 km bici,30km corsa).
Ha partecipato ad alcune fra le gare di orientamento più estreme del mondo quali il CORSICA RAID ADVENTURE e il RAIVERD gare multidisciplinari di 7 giorni, di corsa la MARATHON DES SABLES di 230 km a tappe nel deserto del Sahara e la MARATHON LIBYA di 120 km in tappa unica nel deserto dell’Akakus, in MTB l’IDITA EXTREME di 550 km e l’IDITA IMPOSSIBLE di 1800 km in Alaska in tappa unica nel mese di febbraio con temperature di oltre -40° in 19 giorni (a oggi 2010, solamente 19 persone al mondo hanno concluso questo percorso in MTB).
E' uno dei pochissimi biker al mondo ad avere salito i passi più alti del pianeta, compresi i due più alti (in Himalaya, il Kardung La di 5602m e sulle Ande, l'Uturuncu di 5836 m).
Oltre a questo è anche un viaggiatore da sempre. In questi ultimi anni si è particolarmente dedicato a viaggi e trekking nei paesi più remoti del mondo, e più recentemente in mountain bike soprattutto nel cuore dell'Asia. L’utilizzo della bicicletta gli permette, al di là dell'impresa sportiva in se’ stessa, di avere interessanti incontri lungo la strada, negli accampamenti o nei villaggi dove si ferma, incontri molto sinceri e carichi di umanità; un contatto con la vita quotidiana che altrimenti non può avere viaggiando con i mezzi locali o con le agenzie.
In questi ultimi anni ha portato a termine diverse avventure estreme, e collaborato con riviste specializzate del settore, (reportage e interviste su NO LIMITS, CORRERE, MTB COMPETITION, LA CORSA, TRIATHLETE, MOUNTAIN BIKE, MTB &TRIATHLON vedi tasto RASSEGNA STAMPA).
E' stato testimonial della ERGOVIS (integratori del gruppo BONOMELLI).
Diversi i passaggi radio televisivi e interviste sulle reti nazionali (RAI, UNO MATTINA, TG2, RAI3, EUROSPORT, CANALI SATELLITARI, SKY, TV PRIVATE, E UN PROGRAMMA DI AVVENTURA IN 15 PUNTATE SU TCA DEL TRENTINO).
Interviste, sia alle radio nazionali e non che per testate giornalistiche quali VENERDI DI REPUBBLICA, FAMIGLIA CRISTIANA, PANORAMA, GIOIA, e molte altre di interesse nazionale.
Numerose uscite di pagine pubblicitarie per la GAZZETTA DELLO SPORT e altre riviste dedicate allo sport.
Al ritorno delle sue spedizioni, oltre ad un più ricco bagaglio di cultura e conoscenza personale, porta numerose diapositive e filmati che presenta nelle varie conferenze.

(2007) Un riconoscimento è stato consegnato dall’assessore allo sport del Trentino, Iva Berasi
IL “GRAZIE” DELLA PROVINCIA AGLI ATLETI PROTAGONISTI DI GRANDI IMPRESE SPORTIVE AL LIMITE DELLA FATICA

(c.m.) - Chi in bicicletta e chi sugli sci, chi correndo per chilometri e chi con il parapendio: tutti si sono resi protagonisti, in giro per il mondo, di imprese sportive spesso all’estremo e comunque contrassegnate da fatica, allenamenti intensi, grande caparbietà. Questa sera sono stati premiati e ringraziati da Iva Berasi, assessore allo sport della Provincia autonoma di Trento. Si tratta di una folta pattuglia di atlete ed atleti trentini. I loro nomi: Marcellina Dossi, Alessandro De Gasperi, Paolo Degasperi, Mariano Decarli, Alessandro Forni, Bruno Giampieretti, Ruggero Re, Matteo Re, Margherita Beltramolli, Paolo Alverà, Giorgia Polese, Silvano Beatici, Andrea Daprai, Eugenia Bichugova, Stefano Sartori, Monica Carlin, Pio Malfatti, Fabio Marino, Mauro Maggiolo, Lorenza Menapace, Mirko Marchi, Mauro Miorelli, Franco Nicolini, Mirko Mezzanotte, e Maurizio Doro. Un riconoscimento anche per Giorgio Martini, che ha collaborato nella stesura dell’elenco e che, a sorpresa, si è ritrovato premiato per le sue imprese sportive. “Anche voi – ha detto l’assessore Berasi – contribuite a far crescere lo spirito sportivo dei trentini, anche voi siete parte di una realtà che in Italia è indicata come terra di sportivi, ben prima che di tifosi. Un sistema che cammina anche grazie al vostro entusiasmo, alla vostra allegria”. E questo è stato lo spirito dell’incontro, lontano anni luce da formalismi. Invece storie di donne e di uomini che si mettono in gioco, che si misurano con traguardi ritenuti impossibili. E che se qualche volta falliscono, non rinunciano al sorriso.

Maurizio Doro (ciclista estremo). In questi periodi trasferitosi in Sardegna. Reso famoso con i suoi exploit che lo hanno portato sulle riviste e televisioni nel mondo per le sue performances in gare ed avventure estreme. E’ uno dei pochissimi biker al mondo ad aver salito in bici i passi più alti del pianeta in solitaria e autosufficienza compresi i due più alti in Himalaya e sulle Ande.


MESSNER MOUNTAIN MUSEUM (26-10-2006)

E’ stato accettato da Maurizio con grande entusiasmo l’invito a partecipare a “FUTURISMO” rassegna internazionale tra tecnologia e turismo.
Gli ospiti, pochi gli invitati, alcuni sportivi tra cui l’ex campione del mondo Maurizio Fondriest, sono stati accolti giovedì 26 alle 19:00 nel castello di Firmiano a Bolzano. Il castello gestito dal grande alpinista e primo salitore di tutti i 14 ottomila Reinhold Messner, fa parte di un grande progetto che racchiude altri 4 castelli dove Messner ha creato dei musei, ogn’uno con un tema differente ma sempre legato a “uomo-montagna”.
La visita notturna al castello è stata molto suggestiva, è un ambiente ampio ed emozionante da percorrere in senso orario, girando intorno alla rupe centrale del castello con la sua cappella del 10°secolo.
Come un tour in montagna, i numerosi saliscendi tra le varie torri, fatti di scale e passerelle di ferro che danno l’impressione del vuoto e crepacci, di scorci e viste panoramiche offrono un potenziale di esperienze del tutto particolare.
La conclusione della serata con i saluti venivano fatti in una accogliente sala del castello degustando una cena tipica tirolese.

“Levando lo sguardo verso le montagne non è importante ciò che comprendiamo, ma ciò che proviamo”.


Un'intervista di Georg Grieshaber (Photo-editor della rivista tedesca BIKE Magazin) a Maurizio dopo il 2°Naturaid Marocco 2005 

1.Cosa trovi di affascinante nelle gare – avventura? 
La cosa che mi entusiasma maggiormente nelle gare avventura è il confronto con l’ambiente, con la natura, riesco ad instaurare un rapporto molto forte e leale. La natura ha delle regole ben precise e immutate nel tempo, ancora primordiali, vere: non le puoi schivare, sono quelle, le rispetti e le affronti o scappi. Ecco, nelle gare avventura hai la possibilità di metterti in gioco, mostrare a te stesso quello che vali e solamente tu sai realmente il tuo valore. L’esperienza che ho acquisito negli anni mi permette ora di raggiungere dei traguardi importanti anche interiori.

2. Quali gare di questo genere hai giá fatto?
Ho fatto molte gare in questi anni nel mondo. Dalle gare multidisciplinari a squadre della durata anche di una settimana, a gare a tappe correndo nei deserti e tra i ghiacci, alle ultra distanze con la bici da corsa. Ma la gara che sicuramente mi è rimasta nell’anima è stata la Idita Impossibile in Alaska a 43 gradi sotto lo zero con la MTB. Ci sono andato ben 3 volte. E’ una gara no stop di 1800 km in autosufficienza completa, ed ho impiegato 19 giorni. C’è solamente un difetto, le gare vengono progettate da altri e ti viene offerta la possibilità di parteciparvi, ecco che allora io mi creo le avventure ed è così che ho realizzato diverse spedizioni in solitaria con la MTB in remote parti del mondo raggiungendo anche la quota di 5836 m pedalando. L’ultima, molto impegnativa e pericolosa, l’ho realizzata quest’estate attraversando il territorio dello Yukon in Canada in completa autosufficienza per circa 2000 km in 23 giorni, utilizzando la canoa indiana sul fiume Yukon, poi la bici nelle foreste per 800 km, e infine il kajak per raggiungere un villaggio di pescatori di balene sull’Oceano Artico verso il Polo Nord. Ho vissuto un bellissimo sogno. Molti miei racconti e tantissime foto si possono trovare sul mio sito: www.mauriziodoro.it.

3. Come ti é venuta esattamente l´idea del Naturaid? 
Volevo partecipare ad una gara speciale di ultra distanza no stop con la MTB sulle montagne e nel deserto, ma attualmente non esiste, così l’ho inventata con l’idea di parteciparvi anch’io (ma non ho ancora potuto farlo, spero il prossimo anno). E’ nato così il Naturaid Marocco unica gara nel suo genere. In un ambiente molto speciale, il percorso attraversa l’importante catena montuosa dell’Alto Atlante fino a 2900 m, poi l’antico massiccio vulcanico del Saharo, fino a 2200 m, abitato dai nomadi Berberi, la gara continua poi verso le prime zone desertiche del Sahara per poi risalire la bellissima Draa Valley, ricca di palme giganti e numerosi piccoli villaggi che accolgono i concorrenti con gioia e grande disponibilità.

4. Quali sono le difficoltá per realizzarlo? 
Le difficoltà sono molte perché faccio tutto da solo e non ho sponsor, fortunatamente qualche amico mi aiuta perché è entrato in sintonia con la gara e si diverte. Cercare le piste, tracciare e realizzare il road book per 600 km è veramente un lavoro lungo e faticoso anche perché quando ritorno dalla ricognizione sono a Marakkech da solo, e non avendo la struttura per stampare e stilare tutto il cartaceo, mi tocca girare di qua e di la negli uffici e tra i computer della città per preparare il materiale da dare ai concorrenti. Ma è un’ avventura anche questa e lo faccio con grande entusiasmo. La gioia più grande mi viene data dai concorrenti che nonostante la stanchezza e il lungo percorso arrivano al traguardo stanchi ma pieni di gioia; questo mi emoziona.

5. Per te quale é il fascino del Marocco e dell´Alto Atlante? 
Il Marocco è un paese veramente stupendo e magico. Forse la particolarità di questo paese è che è molto vicino al nostro, infatti in 2 ore e 30 di volo si arriva e nello stesso tempo raggiungi villaggi che ti riportano in un’altra epoca passata, di almeno qualche centinaio di anni fa. Si vedono contadini che arano i campi con rudimentali aratri di legno, si incontrano donne che riempiono otri ai pozzi dei villaggi, uomini e muli carichi di erba per il bestiame, piccoli pastori berberi soli sui monti con le capre, in un ambiente che da veramente serenità, ogni angolo di montagna e dopo ogni curva o colle della pista ti ritrovi con davanti una nuova foto.

6. Hai giá un piano per il Naturaid 2006? 
Sì, la gara è già nella mia testa, sarà ancora nella settimana di luna piena in ottobre, è una sensazione molto piacevole pedalare di notte accompagnato dalla propria ombra e nel silenzio più assoluto. Sicuramente cercherò di anticipare di qualche settimana rispetto allo scorso anno perché in alta quota la nevicata ci può sorprendere improvvisamente, come è capitato in questa 2° edizione. Il 3° Naturaid Marocco sarà ancora più lungo, fino ad arrivare a 700 km: ora si, sta diventando un vera gara di avventura per gli atleti che cercano il proprio limite. Tutte le informazioni sono sul sito www.naturaid.com 

7. Quale é la tua filosofia di vita?
La mia vita la vedo come le stagioni, ogni periodo ha un ciclo, io cerco di viverla e accettare ogni momento, perché tutte le sensazioni sono importanti per portare a termine la propria esistenza nei migliore dei modi. Cerco di amare e rispettare il più possibile me stesso, per poi farlo anche con gli altri: è un’impresa molto difficile ma ogni giorno provo a farlo, 

Ciao e grazie Mauri


INTERVISTA a Maurizio dopo la 24 ore di MTB a Cremona del 23-24 aprile 2005

Ciao Maurizio come stai dopo 24 ore di gara? Ma direi abbastanza bene, quello che mi spaventa è il ritorno a casa in furgone, sai, seduto al volante con i braccioli abbassati, è un attimo chiudere gli occhi.

Simpatico come al solito Maurizio, il tuo viso e il tuo spirito non dimostrano però gran fatica. Ma in effetti è stata dura? Be si, sicuramente una gara di 24h affatica anche i più allenati, poi con il tempo bruttissimo che abbiamo trovato l’impegno è stato maggiore perché il fondo era veramente appiccicoso e per almeno 500 m di percorso nella parte finale della gara c’era da spingere la bici tra un impasto di argilla e paglia e gli ultimi 5-6 giri è stato veramente un massacro, le ruote e tutti i movimenti erano bloccati.

Ottavo su 61 partenti. Come è stata la tua gara? Sono molto contento di come mi sono comportato al di la del risultato, perché il mio stato di allenamento attuale non mi permette di spingere troppo e pretendere dal mio fisico, infatti ho solamente circa 1000 km dall’inizio dell’anno e fatti tutti nelle ultime 3 settimane. Mi sono proprio divertito.

Hai pedalato di continuo o hai fatto della fermate? Ho fatto poche soste ma piuttosto lunghe perché ho bucato 2 volte e una volta ho cambiato un copertone, poi per lavare la bici alcune volte e rifornirmi di cibo, ma sicuramente è stato un bel vantaggio per me tutte occasioni per riposare, e scambiare alcune battute con i miei amici.

C’era qualcuno che ti prestava assistenza? Io ero qui a Cremona con un gruppo favoloso: i Naturaiders, 2 squadre da 6 elementi, una femminile e una maschile, avevamo istallato un bel campo base e nonostante anche loro facessero la gara mi accudivano e mi aiutavano in ogni mia necessità, devo proprio ringraziarli.

Cosa mangi per reggere così a lungo? Non seguo una alimentazione speciale, mi preparo dei panini con acciughe e salmone, prosciutto crudo, formaggio grana, polline, e biscotti al cioccolato e bevo continuamente succo di mela con acqua, ah e poi mi sono bevuto due bicchieroni di birra.

Come hai trovato il percorso? Non credevo che gli organizzatori potessero preparare un percorso cosi vario e spettacolare vista la zona vicino al fiume Po, ma sono riusciti a creare il massimo per divertire, poi con delle varianti fra canneti e zig zag a scivolo verso il fiume per poi risalire da ripide rampe che costringevano a continui rilanci per riprendere velocità. Tratti molto belli di singletrek che passavano campi e boschetti abitati da numerosi fagiani e conigli liberi.

Ci dici quale sarà il tuo prossimo obiettivo? Tra qualche settimana accompagnerò un gruppo di biker in Marocco per far vivere loro una piccola avventura di una settimana poi sicuramente ci vedremo a Finale Ligure per la prossima 24 ore di MTB.

Ciao a tutti Mauri


INTERVISTA DEL 15 DICEMBRE 2004 (www.solobike.it)

1) Innanzitutto fai una tua piccola descrizione, per chi ancora non ti conoscesse.
Sono un viaggiatore estremo curioso (tutto sul mio sito www.mauriziodoro.it)

2) Molto spesso si accomuna la MTB alla competizione, ma tu la vedi in un altro modo, vero?
Be si, credo proprio di si anche se la pratico ancora come atleta, mi piace la competizione ma con me stesso scoprire i lati più nascosti della propria anima, con te stesso non puoi proprio barare: tu solo sai veramente cosa vali,. Agli altri non interessa il superman, si avvicinano se c’è fiducia e verità. Mi piace vivere il contatto con la natura e le principali regole primordiali e poi trasmettere le mie emozioni perché possano essere una curiosità per gli altri e provino un altro cammino che magari non conoscevano.

3) Come è nata la tua passione per la MTB?
Ho cominciato 20 anni fa con le gare di paese, ma mi accorgevo che io cercavo altro, erano un allenamento per le mie avventure gia da giovane. Infatti mi caricavo la bici in spalla quando era necessario e andavo in montagna o su per le ferrate e poi ritornavo pedalando per sentieri. Usavo la MTB per spostarmi in ambiente perché ero più veloce e riuscivo a fare grandi distanze che non potevo fare a piedi.
Fino ai giorni nostri con avventure che richiedono grande esperienza.

4) Come è nato il tuo concetto di Naturaid?
È una parola che ho inventato molti anni fa, ma ero geloso, o forse dovevo solo crescere ancora. Sin da piccolo vivevo a contatto con la natura e crescendo l’ho amata sempre più perché mi da tanto, più io do a lei (fatica, dolore, sofferenza) e più lei mi da (gioia, conoscenza interiore, incontri…cibo per l’anima). Poi ho capito che potevano e dovevano goderne anche gli altri di questo mondo che ti da tutto gratis senza spendere una lira…ci vuole solo una gran voglia di sincerità…è troppo alto il prezzo?

5) Come stai portando avanti la tua concezione di Naturaid?
Con grande rispetto e libertà per chi si avvicina a questa filosofia.
Organizzo dei Naturaduni e chi vi partecipa si sente tra persone di grandi valori e si fida degli altri. E’ bellissimo vedere queste persone che cercano di conoscersi un pò più a fondo. Sono nate delle profonde amicizie. Chi non ha dentro queste regole elementari di vita non riesce a emergere e intaccare il gruppo dei Naturaider perché non c’è terreno fertile per il non rispetto.
Sto creando un’associazione ed è appena uscito il primo numero dicembre del giornalino “Naturaid News”.

6) Quali sono le avventure e i luoghi che più ti hanno lasciato qualcosa dentro e perché?
Ogni cosa che ho fatto mi ha tolto e dato qualche cosa. Tutte le avventure mi hanno insegnato e arricchito.
Ma credo che le avventure Nel Grande Nord mi siano rimaste dentro in maniera forte. Mi hanno fatto capire chi sono veramente e perché lo faccio. Il Grande Nord con i suoi freddi che ho conosciuto oltre i meno 40° ti fa capire che non puoi andarci per scherzare, non ci vai per prendere in giro ne te ne gli altri. Qui ho trovato delle popolazioni speciali che per necessità devono aiutarsi ed essere leali. Chi non ha rispettato queste regole è tornato a casa. Mi rimane molto forte spiritualmente il regalo di un cacciatore Canadese, un dente di grizzly: è per te rispettalo mi ha detto.
È il regalo più importante che ho ricevuto fino ad ora nella mia vita.

7) Cosa consigli a tutti coloro che vorrebbero fare qualcosa di estremo, ma non hanno il coraggio di provarci?
Non si prova a fare queste cose, ci si avvicina piano piano. Ripeto è una questione mentale e di cuore ce l’hai dentro. Si cresce piano piano maturando di esperienza facendo prima cose piccole, mai volere tutto subito.
Non lo si fa ne per danaro ne per notorietà, anche se a volte capitano entrambi, ma per amore perché non te lo impone nessuno di rischiare…solo tu.

8) Quali sono i tuoi prossimi impegni e cosa stai preparando per il 2004?
Forse intendi 2005?
Proprio il 1 gennaio partirò per il Sud Africa per 15 giorni con un gruppo di 25 biker-naturaider e pedaleremo sul confine con la Namibia fino a Città Del Capo. Una bella avventura sicuramente, ma naturalmente in sicurezza perché ci saranno dei pulmini al seguito.
Avremo le nostre tende, e non ci saranno guide del posto. Mi piacerebbe mandare le impressioni e le foto in diretta dal tour per far partecipare anche gli amici a casa, mi sto preparando con il pc portatile, vedremo.

In maggio sto preparando un tour di una settimana in Marocco sempre in MTB e lontano dai classici itinerari turistici. Una buona occasione per incominciare a conoscere il mondo dell’avventura e conoscere altri biker.

Poi in giugno-luglio sto preparando la mia spedizione importante e difficile che richiede grande determinazione mentale e allenamento: un mese circa in completa autonomia alimentare e senza mezzi al seguito, la discesa del fiume Yukon per 800 km e poi continuando con la MTB per 900 km fino all’oceano artico verso il polo Nord.
Naturalmente tutto il carico e la bici saranno sulla canoa indiana.

In agosto è in preparazione una spedizione di 3 settimane per gli amanti dell’avventura di alto livello in India nella Spity Valley (residenza estiva del Dalai Lama) un ambiente buddista oltre i 4000 m in autonomia completa con jeep al seguito, autisti, guide locali e cuochi che cucineranno per noi.
Visiteremo monasteri e popolazioni di alte quote naturalmente sempre in MTB.

E poi in novembre l’appuntamento per il 2°NATURAID MAROCCO 2005 la gara più estrema che avete seguito anche voi con i collegamenti in diretta. Per il prossimo anno la distanza dovrebbe essere di 600 km.


Un’intervista da parte degli studenti del Liceo Maffei di Riva del Garda (6 .10. 2005)

Da cosa è nata questa tua passione per gli sport estremi?
Direi che il desiderio di praticare un tipo di attività particolarmente estrema nasce da un particolare amore per la natura e la grande voglia di viverci dentro (faticando, soffrendo, lottando, divertendosi, vivendo, conoscendo, imparando).

Come mai proprio questi,e non gli sport classici?
Naturalmente la mia vita è incominciata come tutti giocando praticando diversi sport, pure il calcio nella Benacense (una squadra importante regionale), ma il sacco a pelo e la camminata in montagna erano spesso presenti nella mia mente, poi piano piano sono cresciuto con l’esperienza.

Sei costretto a fare molti sacrifici per i tuoi sport?
No, il mio modo di vita è diventato una sorta di meditazione e quelli che possono sembrare tali a me non pesano.

Tutti gli sport hanno un aspetto educativo, anche quelli che pratichi tu? Se si, quale?
Sicuramente specialmente quelli di lunghissima durata dove la condizione fisica conta meno di quella psicologica. Insegnano a rispettare gli altri e se stesso.

Esistono sport più “tranquilli” che ti piacciono?
Mi piace lo sport in generale, appunto dove c’è rispetto e onestà.

Quale è stata l’esperienza più eccitante, tra quelle che tu hai vissuto?
Ogni idea che crea e fa portare a termine un’avventura è nettare per la vita, ma per quanto riguarda un’impresa sportiva ricordo la gara in Alaska con la MTB a - 43°C per più di 19 giorni senza fermarmi (vedi sito).

Quale è stato il paese più bello che hai visitato? Avrai incontrato sicuramente tantissime persone: chi ti è rimasto dentro? Chi ti ha colpito di più?
Tanti sono i momenti! Ci sono quelli belli e quelli brutti, così è per le persone e per luoghi ed ognuno mi ha dato una vibrazione importante.
Ricordo volentieri il monaco in Tibet che mi ha abbracciato e mi ha dato del cibo, i pastori Aimara in Cile che mi hanno indicato la pista nel deserto..il legionario con cui ho passato alcuni giorni nella giungla, il santone assetato in Himalaya, lo skipper che mi ha salvato nelle acque del sud America a mare forza 11 e le allucinazioni dell’Alaska.

Come ti senti quando parti?

Sono molto contento perché vuol dire che il lavoro di preparazione e di ricerca è arrivato alla maturazione. E sono anche molto stanco perché sicuramente è molto che coccolo il sogno.

Che emozioni provi durante le tue avventure?
Le emozioni che provo sono tantissime e speciali fortunatamente, dall’impotenza nel vedere qualche moribondo alla forza nel vedersi sul passo più alto del mondo. Tra queste emozioni c’è ance la paura. La paura serve per tenere sempre alta la determinazione, se non l’avessi sarei incosciente. Non ho mai provato il panico.

Quelli che tu pratichi sono sport prevalentemente solitari, ti senti mai solo?
Anche se spesso viaggio da solo, questa è una solitudine materiale e ricercata meno pericolosa di quella psicologica che a volte si vive anche in mezzo agli altri.

Non hai mai paura di morire?
No, non è presunzione, ma mi preparo molto e conosco il mio limite, ci penso come quando prendo la macchina e vado in autostrada..

Ti sei mai tirato indietro di fronte ad una nuova sfida?
No, se rientra nel mio limite.

C’è qualcosa che volevi fare e che non hai fatto?
No, non ho mai fatto le cosa con angoscia (voglio quello, devo fare), no, se posso realizzare un’ idea e tutta la condizione attorno cresce con me allora ci penso più intensamente.

Come reagiscono i tuoi amici/parenti quando te ne vai?
Credo di essere molto fortunato, le persone che ho vicino mi aiutano moltissimo nelle mie ricerche e nei miei lavori (compresa la mia sorellina Manu che a volte si fa in 4 nonostante abbia famiglia e due bambine piccole).

Cosa conta di più nella vita per Maurizio Doro?
La vita ha molte sfaccettature, non è un film di cui si può intuire la storia e anche il finale, la vita no, è imprevedibile, questa è la “grande avventura”. La vita è un’avventura. In alcuni periodi può contare una cosa in altri può cambiare e una persona fa suo un altro credo.
Per quello che mi riguarda tengo all’onesta e alla lealtà. 

Quale domanda avresti voluto che ti rivolgessero e che nessuno ti ha mai fatto?
Domande né ho ricevuto di tutti i colori, ma quello che mi impressiona è quando qualcuno mi chiede di consigliarli qualche cosa di particolarmente estremo perché non sa cosa fare. E qui siamo davanti ad un gioco molto pericoloso.
Le cose bisogna guadagnarsele piano piano con esperienza avvicinandosi a tutto con umiltà, perché la gara più dura è dentro di noi.

Hai qualche anticipazione da rivelarci sulle tue prossime avventure, sul tuo futuro?
C’e sempre l’idea di un prossima avventura dopo aver terminato l’ultima. Per la prossima, ve lo dico fra qualche mese.

Un tuo sogno nel cassetto?
Non so se ritenermi fortunato, ma ormai il mio sogno nel cassetto sono diventati “sogni nell’armadio”, ogni tanto lo apro e ne prendo uno.

Grazie mille per la pazienza 
Ciao ciao Silvia & Sivia