Spazio Naturaider...... 
 
ESPLORAZIONE-TREKKING

AVVENTURA

INDIA-ZANSKAR VALLY

 Trekking sul fiume di ghiaccio “La via del burro” (del Naturaider Sergio Soro)

 

In una delle regioni più selvagge ed affascinanti dell’Himalaya, quando l’inverno s’impossessa dello Zanskar, il fiume ghiacciato diventa l’unica via percorribile per piccole comunità di pochi villaggi.

E’ l’occasione per un trekking all’insegna dell’avventura.

Nascosta in un angolo della catena Himalaya del nord dell’India, la pace e la selvaggia bellezza, inonda di luce e di solitudine la regione dello Zanskar.

Le stagioni sono 2:

un’inverno lungo e rigido, in cui tutti i villaggi sono isolati e gli abitanti vanno in letargo, visto che non è possibile spostarsi per il pericolo di valanghe e la neve è troppo alta.

E da un’estate breve, calda e secca durante la quale tutte le persone in buona salute sono impegnate nei lavori dei campi.

Il fiume nel corso del tempo ha inciso le gole profonde come il Grand Canyon, d’estate impossibili da percorrere.

Ogni dicembre il miracolo si ripete.

Quando la temperatura scende a meno 10 ° per poi precipitare a – 35° il fiume muta, e dai locali viene chiamato “Ciaddàr”, solidificandosi diventa così consistente da sopportare il peso di una persona.

Allora gli Zanskar-Pa si mettono in marcia e intraprendono sul fiume ghiacciato pericolose spedizioni per fare gli acquisti che sono loro indispensabili.

Da secoli le gole sono un punto di passaggio obbligato.

Percorso un tempo solo dalla “carovana del burro”, è forse la più caratteristica via commerciale tuttora frequentata in Himalaya.

Ancora oggi gli uomini viaggiano a piccoli gruppi di poco distanziati, ognuno trasporta dai 5 ai 15 kg di burro.

I Ladakhi e i Tibetani di Leh sono golosi del burro prodotto in Zanskar, considerato di qualità migliore di quello Indiano viene ricavato dal latte di yak puri o incrociati con tori.

Per le famiglie che lo producono il commercio del burro costituisce uno dei maggiori introiti.

Il burro non si può trasportare d’estate a causa delle alte temperature.

Per un breve periodo dell’anno fra metà gennaio e metà febbraio, il canyon formato dal fiume Zanskar offre l’unica via che collega la valle dell’Indo con quella di Padum.

Lo Zanskar è completamente isolato da dicembre a maggio.

Dopo l’apertura del Ladahk al turismo nel 1974, alcune centinaia di escursionisti ben attrezzati hanno vissuto questa esperienza unica in Himalaya.

Da Chilling, raggiunta in jeep dal Leh, a Padum sono circa 120 km percorsi in 8 tappe.

I locali ne impiegano 5”.

La fatica è tutta riposta nel camminare, o meglio scivolare sul ghiaccio. La temperatura varia dai -5 ai -35°.

La prima parte del trekking si snoda per 65 km di gole profondamente incassate.

Il monastero di Lingshed e il villaggio di Nierak sono gli unici insediamenti raggiungibili dal canyon.

Gli ultimi 50 km si volgono nell’ampia valle di Padum.

Sono partito con due carissimi amici, Antonello ed Efisio, con cui condivido anche un progetto importante legato al disagio mentale (http://www.andalasamistade.altervista.org/).

Con loro ho vissuto veramente una esperienza unica, sono stati 18 giorni di emozioni e contatti con una natura straordinaria. I nostri portatori erano dei ragazzi giovani ma molto esperti e nonostante non avessero l’attrezzatura e materiale tecnico, si muovevano in questo ambiente molto severo con estrema sicurezza e ci hanno assistito facendoci conoscere la vita dura e antica di questi luoghi.

Ho fatto molti viaggi e avventure nella mia vita, ma questo è stato senza dubbio uno di quelli che mi è rimasto veramente nel cuore.

Grazie Ladak.

Giulè piccolo Tibet.

Sergio Soro.


 

BOLIVIA A PIEDI (dei Naturaider Sergio Soro e Daniele Rocca ) 

Sergio Soro e Daniele Rocca, sul tetto del mondo del Sud America, 800 Km. a piedi in completa autosufficienza per scoprire la grandiosa natura delle Ande e dei suoi deserti d’alta quota.

L’itinerario si snoda dal deserto di S. PEDRO DE ATACAMA attraverso le meravigliose lagune boliviane ed i famosi vulcani LINCANCABUR 5916 mt. s.l.m. e UTURUNCU 6010 mt., fino ad arrivare al SALAR DE UYUNI, la pianura salata più vasta del mondo 12.106 Kmq. ad un’altitudine di 3650 mt. slm, che attraverseremo in circa 6 giorni percorrendo 180 Km.

Tutto il percorso si svolgerà in quota e i primi giorni saranno i più rischiosi e impegnativi: si passerà dai 2400 mt. slm di S.PEDRO DE ATACAMA (Cile) ai 5000 mt. del primo passo ai confini con la BOLIVIA, in soli 60 Km. La quota può creare problemi d'acclimatamento, e in agosto il clima, specialmente sull’altipiano, è molto freddo; la notte la temperatura può raggiungere -20°C. In questo territorio tutto è estremo, ma naturale. I venti fortissimi, le tormente, la siccità, il caldo, il gelo sembrano eventi imposti dagli imponenti vulcani attivi che contraddistinguono la Cordigliera Andina.

Il nostro mezzo sarà un carretto costruito artigianalmente, in lega leggera, con due ruote, che traineremo per tutto il percorso. Dovrà sostenere un notevole peso sulle impervie piste dell’altopiano boliviano. Il peso stimato a pieno carico si aggirerà intorno ai 50/60 Kg. per ciascun carretto e conterrà tutto il materiale da campo: tenda, sacco piuma, pentole, fornello e gli alimenti (pasti disidratati e liofilizzati, frutta secca, reintegratori ecc.), tutto il vestiario tecnico (indispensabile quello pesante per l’alta quota). Abbiamo calcolato un’autonomia totale di cibo per almeno 20 giorni e acqua per 7-8 giorni Il carretto sarà una sorta di piccola roulotte che ci seguirà lentamente per oltre un mese al ritmo dei nostri passi.

La spedizione avrà una durata di circa 30/35 giorni e la partenza è prevista per la seconda metà di luglio 2005. La spedizione sarà documentata da tante foto e da un filmato.

CURRICULUM  di  SERGIO SORO (anni 55)

SPORT PRATICATI: corsa su lunga distanza, mtb, duathlon, arrampicata sportiva in falesia e alpinismo, paracadutismo, speleologia, torrentismo, arti marziali.

VIAGGI: Europa in autostop, Africa con mezzi di fortuna (Algeria, Guinea equatoriale, Mauritania,

Mali, Burkina Faso, Senegal, Tunisia in barca a vela  Libia e Marocco).

AVVENTURE:

·      Algeria: Sahara, altopiano dell’Hoggar, arrampicate sulla parete sud del Saouinam e su “La via dei Belgi” al primo pilastro del Tezuoyag. Trekking nell’area dell’Assekrem.

·      Perù: spedizione alpinistica “Aguja nevado” (5700 mt.). Aperta nuova via nel versante sud-ovest.

·      India del nord (Imachal-Praesh): spedizione alpinistica “CB 51” (5940 mt.). Trekking ed esplorazione delle valli circostanti.

·      Nepal: Trekking al Santuario dell’Annapurna, al Campo Base dell’Everest “Kala Pattar” e salita all’”Island Peak”(6185 mt.).

·      Messico (Chiapas): spedizione speleologica “RIO LA VENTA 91”. 80 km attraverso il canyon, esplorazione di varie grotte. (vedi rivista “Speleologia” marzo ‘92).

·      Repubblica del Mali con mezzi di fortuna. Su camion, al seguito di carovane Tuareg. Trekking tra le tribù dei Dogon. Sul fiume Niger dalla mitica Timbouctou a Mopti con le piroghe che trasportano il sale delle famose “carovaniere del sale”(Azalai) provenienti da Taudenni.

·      Perù-Bolivia (Amazonas): Navigazione in piroga sul fiume Madre de Dios da Puerto Maldonado a Guagara Mirin a contatto con i cercatori d’oro.

·      Venezuela: spedizione alla ricerca degli indios YANOMAMI del Siapa. 1800 km. di navigazione fluviale lungo l’Orinoco, il Casiquiare e il Rio Negro.

·      Ecuador: 800 km. di navigazione fluviale lungo il Rio Napo, Cononaco e Shiripuno e 100 km a piedi con gli Indios HUAORANI. Vivendo di caccia e pesca, mangiando frutti e tuberi che solo gli Indios conoscono.

·      Cile-Argentina (Patagonia e Terra del Fuoco): Il mitico ”CAMINOAUSTRAL” in mtb. Da Puerto Montt a Villa O’Higgins, 1000 km in condizioni d'autosufficienza, con un carrello a traino e un carico di 40 Kg, attraversando una delle zone più disabitate del sud Cileno. Trekking alle Torri del Paine, Cerro Torre e Fitz Roy.


 

CURRICULUM di Rocca Daniele, di anni 40,

 

 

  • Sono laureato in Scienze Motorie e lavoro nell’ambito dell’insegnamento, dell’imprenditoria sociale e dell’escursionismo;
  • possiedo varie specializzazioni sportive con particolare menzione ai brevetti di subacquea acquisiti sino al livello Divemaster della PADI, al brevetto di maestro di Salvamento, al brevetto di 2° livello FIN di nuoto;
  • da tecnico sportivo, docente di Scienze Motorie e appassionato sportivo, sono numerose le discipline praticate, tra le quali il nuoto, il basket, il calcio, la subacquea, il tennis, il rugby, l’equitazione, la canoa, il trekking, il torrentismo, l’arrampicata sportiva, il duathlon e il triathlon;
  • diverse le esperienze sportive di endurance nelle espressioni del triathlon olimpico, triathlon medio e lungo;
  • presiedo e coordino le attività di un’associazione sportiva “Sardegna Sport Avventura” specializzata nella pratica del trekking e del torrentismo nel territorio della Sardegna e della Corsica;

Diverse esperienze di viaggio, quali:

  • dal 1986 al 1992 vari viaggi nel continente Europeo, tra i quali Spagna, Portogallo, Inghilterra, Francia, Irlanda, Olanda, Danimarca, Yugoslavia, Turchia;
  • 1995 38 gg di permanenza a Cuba interamente girata con mezzi locali;
  • 1996 viaggio in Nepal con trekking di 1 settimana da Pokhara sulla catena dell’Annapurna;
  • 1998 viaggio nella Repubblica del Mali in Africa con 1 settimana di trekking alla scoperta della civiltà Dogon attraverso i villaggi arroccati lungo la falesia e a valle della stessa; 5 gg di navigazione sulla pinasse lungo il fiume Niger da Timbuctù a Mopti;
  •  Settembre / Ottobre 2000 viaggio negli stati indonesiani di Java, Kalimantan, Sulawesi, Bali e Lombok interamente girate con mezzi locali, con trekking sui vulcani del Bromo (2392 m), del Gunung Batur (1717 m) e l’imponente Gunung Agung (3142 m);
  • 2002 viaggio in Libia, 2 settimane  nel deserto dell’Acacus Libico;
  •  Novembre 2003 / Gennaio 2004 viaggio nella Patagonia Cilena, 21 gg in mountain bike lungo la carrettera Austral, quasi 1000 km da Chaiten al Villa O’Higgins, in completa autosufficienza e in condizioni meteorologiche spesso ai limiti; 2 settimane di trekking attraversando il Parco del Paine alla scoperta delle maestose Torri del Paine e dei suoi ghiacciai, ancora lungo i tracciati che conducono fino alle mitiche cime del Fitz-Roy e del Cerro Torre passando per gli immensi ghiaccai che dal Campo de Hielo Sur si buttano sul Lago Argentino;
  • Agosto 2004 giro della Corsica in mountain bike, 800 km in completa autosufficienza.

Diario di viaggio Bolivia a piedi 2005

Il percorso portato a termine in circa 20 gg di cammino e’ stato duro, con il verificarsi di tanti imprevisti e difficolta’ legati al contesto territoriale e climatico.

Partiti da San Pedro de Atacama, dopo aver riassemblato tutti i pezzi del carretto, abbiamo intrapreso la prima parte del percorso su una striscia d’asfalto non troppo entusiasmante.

Fin dal primo giorno un forte vento contrario ci mette davanti una componente ostile del territorio mettendoci a dura prova anche perche’ non sufficientemente acclimatati.

Nel cammino che ci porta al passo di frontiera dobbiamo fronteggiare oltre al forte vento un dislivello di 2400 mt, ma nonostante le difficolta’, riusciamo a percorrere circa 25 km raggiungendo nel primo gg una quota di circa 3400 mt. La stanchezza si fa sentire tutta, montiamo la nostra tenda e al riparo dal vento freddo riusciamo a nutrirci col nostro primo pasto disidratato.

Prima che il sonno ci assalga facciamo alcune considerazioni sugli approvvigionamenti ….quelli di cibo non ci preoccupano, viceversa ci creano irrequietezza e tensione quelli d’acqua, in quanto le informazioni avute prima della partenza ci mettono al corrente che da Laguna Blanca, non distante dal confine dove si trova un dormitorio con cibo e acqua, fino a Laguna Colorada non vi e’ nulla……e in questo nulla vi e’ una distanza di circa 140 km di piste sabbiose e sconnesse…..ci sembrano un po’ troppi per permetterci un sonno tranquillo!!!

Il risveglio del mattino ci ricorda che non dobbiamo disattendere l’impegno preso con il dipartimento di medicina dello sport di Cagliari….e rileviamo i primi dati circa gli adattamenti del nostro cuore alle variazioni di quota, tramite uno strumento fornitoci.

L’operazione si presenta abbastanza “tragica” in quanto condizionata dalla bassissima temperatura interna alla tenda, 2 gradi, figuriamoci fuori -10....ma si fa!!!!!!

La ripresa del cammino ci porta ad affrontare la seconda giornata verso il passo della frontiera….la vera salita comincia ora!! Facciamo fatica a scaldarci, il vento contrario e freddo e’ presente mettendoci subito in difficolta’, avvertiamo anche disturbi legati all’altitudine, come cefalea e nausea….dopo quattro ore e mezza interminabili pensiamo e decidiamo di fermarci…non stiamo bene.

Mancano 15 km alla frontiera e pensiamo che proseguire significhi farsi del male in quanto non siamo ancora acclimatati; mentre cerchiamo una soluzione sul da farsi si ferma accanto a noi un fuoristrada con due turisti a bordo, i quali, incuriositi dall’insolito mezzo di locomozione ci chiedono se abbiamo problemi…..rispondiamo di si....e in condizioni fisiche veramente precarie, decidiamo di accettare il passaggio a Laguna Blanca che si trova poco oltre la frontiera.

Qui ci siamo rimessi in sesto…..un alloggiamento, un caldo pasto e una branda ci tirano su il fisico e il morale.

Prima di accomiatarci col gruppo che gentilmente ci ha portato oltre confine, abbiamo il tempo di chiedere informazioni e discutere con l’autista circa il nostro attraversamento fino a Laguna Colorada….sappiamo delle difficolta’ degli approvvigionamenti d’acqua……gli spieghiamo il nostro progetto e ci vede un po’ preoccupati…..ci dice che lui alla guida di un’altro gruppo passera’ sullo stesso percorso tra due gg…gli chiediamo la disponibilita’ a portarci l’acqua…lui accetta!!!...gli diamo dei bolivianos e stimiamo, andando a una media giornaliera di 25 km, d’incontrarci lungo il percorso a 50 km circa del cammino.

Nonostante l’ampia disponibilita’, abbiamo dei grossi dubbi di ritrovarlo tra due gg….siamo fortemente indecisi sul da farsi, ma il programma puo’ andare avanti solo con questa soluzione, o come alternativa siamo costretti a fermarci….decidiamo di andare!

Durante il cammino, contrassegnato dalla costante presenza del vento freddo, ora contro, ora di lato, ma mai a favore, in un contesto territoriale di assoluto isolamento, di dura fatica per via della sabbia e delle salite, abbiamo anche il costante pensiero di non ritrovare l’amico autista con l’acqua….questi sono stati sicuramente i gg piu’ difficili di tutto il nostro cammino.

Questo pensiero…che pesa per la nostra testa….eccome se pesa….ci accompagna per due lunghi giorni….e svanisce allorche’ avvistiamo in lontananza un polverone….segno di un passaggio di una macchina…un suono di claxon insistente ci rassicura che si tratta di lui….ci fermiamo ad attenderlo...e con lui e l’acqua ci rinfranchiamo…il nostro entusiasmo e’ alto e tangibile, ci da l’acqua e lo salutiamo con un grande abbraccio….un segno di grande solidarieta’ che non dimenticheremo facilmente.

I gg a seguire nonostante la tranquillita’ ritrovata con le scorte d’acqua si rivelano sempre piu’ duri con il peggiorare delle condizioni delle piste, sempre piu’ sabbiose e in alcuni tratti ci aiutiamo a vicenda per poterli superare….i tempi di percorrenza a piedi sono enormemente dilatati e vi e’ qualche momento di sconforto…l’impressione e’ quella di non poter arrivare mai alla meta, ci sentiamo una nullita’ e infinitamente piccoli e soli.

Durante il cammino ciascuno di noi cerca di trovare le energie fisiche e interiori per proseguire e ora l’uno, ora l’altro ci incoraggiamo a vicenda, ma e’ come se ciascuno di noi si trovasse ovattato nella propria sfera fatta di fatica, sofferenza, emozioni ora positive, ora negative…e attendiamo la fine della giornata per metterci al riparo della nostra tenda….e anche per “sentirci” nel nostro fisico che oramai manifesta dei cedimenti; la nostra schiena a causa del gesto motorio innaturale e non consueto, nonostante gli allenamenti, sembra quasi che abbia fatto l’abitudine al dolore…..le mani di Daniele sono piagate dal freddo e qualche vescica sui piedi e’ presente.

A due gg dall’approvvigionamento d’acqua e da una stima dei km percorsi, capiamo che siamo ancora distanti da Laguna Colorada…e per la difficolta’ delle piste che comportano un lento avanzamento e le, di nuovo, scarse scorte d’acqua anche a causa della rottura di due bottiglie, ricadiamo nello sconforto.

Necessita un momento di riflessione, ci fermiamo anche per riposare e mentre discutiamo di questi problemi, si materializza una sagoma piccola e lontana….un fuoristrada!...un saluto…un cenno…e per l’ennesima volta la fortuna ci viene incontro…l’autista ci offre di accompagnarci a Laguna Colorada per circa 35 km…non esitiamo!

Arriviamo a Laguna Colorada prendiamo alloggio e decidiamo, visti i colori della laguna, di fare qualche foto e delle riprese…la vista merita molta attenzione e anche durante il cammino, le riprese e le foto, purtroppo, non riescono a trovare mai lo spazio che gli scenari meritano.

Mettiamo mano all’attrezzatura fotografica e ci accorgiamo che il freddo intenso ha scaricato le nostre scorte di batterie…non vi e’ molto da fare..da questo momento e finche’ non troveremo energia per le nostre pile…le foto e le riprese saranno quelle dei nostri occhi e della nostra mente.

Riprendiamo il cammino da Laguna Colorada alla volta di Villamar e stimiamo (salvo inconvenienti) di arrivarci in due gg o al massimo tre; le condizioni fisiche reggono bene nonostante la dura fatica e oramai siamo acclimatati, ma non sottovalutiamo il fatto che fino ad ora non siamo mai scesi al di sotto della quota di 4300 mt di altezza.

In questa tappa pensiamo di camminare il piu’ possibile, nonostante il rallentamento dovuto non solo alla condizioni della pista, ma anche a causa di diversi attraversamenti di piccoli torrenti che talvolta ci costringono a scalzarci, tastando le gelide acque in certi tratti ancora ghiacciate.

Dopo sette ore di cammino ci fermiamo esausti, montiamo il campo con particolare attenzione al fornello che dovra’ scaldarci il nostro lauto pastone…dormiamo bene e al mattino monitoriamo, come di consueto in questi gg, gli adattamenti del nostro cuore allo sforzo in altitudine…il tutto nonostante le dure condizioni logistiche date da stanchezza e molto freddo…abbiamo le uniche batterie cariche da gestire con molta parsimonia per i rilevamenti del progetto scientifico…speriamo di arrivare fino in fondo!

La fatica del cammino anche in questa giornata e’ sempre compensata dalla spettacolarita’ dei paesaggi….pensiamo che una splendida mano si sia divertita e abbia messo grande estro e creativita’ nel dipingere, formare e colorare questa splendida natura…anche i suoni sono forti…e sono quelli del vento che soffia imperterrito da queste parti….Sergio…o meglio il suo carretto ne paga le conseguenze, fortunatamente senza gravi danni che ne’ possano ostacolare la prosecuzione del cammino….solo una barra storta a causa del ribaltamento dello stesso per le forti raffiche.

La stima del cammino per arrivare a Villamar si dimostra fallace e siamo costretti a fare il campo a circa 15 km dal villaggio....arriviamo l’indomani e sostiamo 2 h per mangiare una calda zuppa e vivere il contatto quotidiano con la gente del posto...cogliamo con gioia l’occasione e la presenza di un generatore di corrente (che accendono appositamente per noi) per ricaricare un minimo le batterie .....ci accontentiamo di poco!

Facciamo una buona scorta d’acqua e ci rimettiamo in cammino, sappiamo che i prossimi approvvigionamenti saranno ad Alota e San Cristóbal...siamo tranquilli!! Alla periferia del villaggio troviamo d’avanti l’ennesimo corso d’acqua....sembra che non vi sia altra soluzione che scalzarci anche stavolta e fare un pediluvio nelle fredde acque del piccolo rio....intervengono in nostro aiuto un gruppo di bambini della scuola del villaggio, anche loro meravigliati dell’insolito mezzo di locomozione a cui noi siamo imbragati....ovunque e anche da queste parti come consuetudine sono gli asini a trainare i carretti!!!...resisi conto della nostra natura (diversa da quella degli asini) i bambini si sono prodigati ad indicarci un ponticello fatto di pietre e ci hanno aiutato a trasportare il carretto oltre il corso d’acqua....gli stessi dopo i nostri ringraziamenti, hanno riguadagnato le aule richiamati dal loro maestro.

Dopo tanti gg siamo ad una quota sotto i 4000 mt, la temperatura e’ migliorata e durante il giorno vi sono anche 12 gradi; saranno queste condizioni un po’ piu’ favorevoli a farci percorrere in questa tappa altri 20 km.

Ormai l’incedere del nostro cammino e’ lento ma sicuro, comunque piu’ veloce da Villamar in poi.

Il morale e’ alto, la fatica e’ sempre...e comunque...la nostra compagna quotidiana, ma l’avanzare verso la meta ci carica di energia e motivazione...i campi si susseguono senza grosse problematiche....anche ad Alota riusciamo ad approvvigionarci di tutto cio’ che ci occorre e proseguiamo nel nostro percorso alla volta di San Cristóbal, altro villaggio dove ci forniamo di quanto ci serve per arrivare fino ad Uyuni.

Dopo un’ora di cammino ci rendiamo conto che ci stiamo immettendo in una strada di grosso traffico, a tratti asfaltata e con frequenti passaggi di camion in quanto nelle vicinanze si trova una grossa miniera...e questa e’ la ragione.

I camion suonano ripetutamente il clakson al loro passaggio...ci passano vicinissimi, costringendoci a spostarci sul bordo della strada creandoci uno stato di nervosismo, anche per il pericolo che realmente corriamo....anche i paesaggi non ci aiutano a superare questo stato....gli stessi, non sono piu’ belli come quelli fino ad ora visti e gli sforzi che facciamo non sono piu’ compensati.

Al primo spazio lungo la strada ci fermiamo e dopo aver scambiato tra noi sul da farsi, facciamo cenno ad una macchina di fermarsi per chiedere delle informazioni sul proseguo della strada fino ad Uyuni....le stesse non sono incoraggianti e la strada prosegue alternando asfalto e sterrato con transito di camion.

Attendiamo 30 minuti circa prima che un camion si fermi ad un nostro cenno....contrattiamo il passaggio (l’autista ci chiede dei bolivianos)...noi gli offriamo 20 bolivianos, carichiamo i carretti sul cassone e arriviamo ad Uyuni dopo circa 40 km.

La citta’ ci accoglie in maniera fredda...in linea con tutto quello preso in questi gg...e in maniera anonima...ma tante’!!....noi dovremo trattenerci il tanto che basta per organizzare la logistica per attraversare il salares...troviamo un albergo con acqua calda “per usare un eufemismo” e dopo 12 gg di lunga attesa possiamo farci una meritata e doverosa doccia.

Organizzata la logistica, ci tratteniamo ad Uyuni oltre le previsioni, 3 gg, anche per recuperare psicofisicamente dalle fatiche del cammino percorso.

Lunedi’ 1 Agosto...dopo la visita al Cementerio des los trenos (cimitero dei treni), ci accompagnano a Colchani, villaggio situato all’ingresso del salares che basa la sua economia sull’attivita’ legata all’estrazione del sale.

Iniziamo la traversata ammirando i muntones di sale e gli ojos del salar, che sono delle risorgenze di acqua dal sottosuolo; la nostra direzione e’ quella di Qoquesa al Volcan Tunupa, il quale con la sua imponenza data dai suoi 5900 mt di altezza e’ visibile da Colchani....questa scelta ha ovviato alla soluzione che a priori avevamo previsto e cioe’ attraversare il salares dapprima in macchina per rilevare i punti GPS e poi percorrerlo...il tutto ci permette di risparmiare denaro.

Le sensazioni che avvertiamo sono incomparabili, a livello di fatica, con quelle vissute sino ad ora....nessuna salita, solo una piattaforma di sale che scorre sotto i nostri piedi...il passo si rivela da subito sciolto e veloce e la vista che si offre ai nostri occhi e’ di straordinaria bellezza.

Procediamo secondo la tabella di marcia prevista e alla fine del secondo giorno di traversata riusciamo a compiere 60 km...montiamo i campi prima del tramonto per non farci cogliere alla sprovvista dal vento freddo e intenso che avvertiamo puntualmente intorno alle 16.30 circa.

Al tramonto il salar si tinge di varie tonalita’ di rosa...le nostre ombre si allungano a dismisura, un fenómeno simile non lo avevamo ancora visto.

Nel terzo gg di traversata siamo svegli alle prime luci e godiamo dell’alba del salares, che alla pari dei tramonti, offre scenari di rara bellezza.

Ci avviamo ….tra 20 km saremmo al Volcan Tunupa dove troviamo un piccolo pueblito di nome Qoquesa..prima di entrarvi dobbiamo attraversare una piccola laguna, che divide il salares dal villaggio, dove trovano il loro habitat naturale i fenicotteri rosa, molto simili ai nostri ma qua si sono adattati a un clima decisamente piu’ rigido.

La laguna non ci e’ possibile attraversarla e chiediamo passaggio ad un mezzo in entrata (200 mt)…nel villaggio troviamo tutto cio’ che ci occorre, compresa una bella branda…il che non guasta!!

Il Tunupa ci offre la sua vetta di forma conica dai colori pastello e un piccolo trekking che ci porta alle cuevas delle mummie. Fatte le scorte d’acqua, al mattino ripartiamo alla volta dell’Isla de los Pescadores ( Isla Inca Huasi) che s’intravede in lontananza…arriviamo in giornata dopo sei h di cammino e montiamo il campo nei pressi di una piccola grotta.

La visita all’isola e’ dovuta e molto interessante per la particolarita’ della flora….cactus nani, piccoli, giganti e di tutti i tipi rappresentano e formano un giardino unico nel suo genere.

La nostra traversata prevede come prossima tappa la direzione di Llica…a nord ovest del salares.

Partiamo come di consueto alle 9 e dopo cinque km circa abbiamo un problema….il carretto di Sergio, forse logorato anche dal lungo allenamento previaggio, ha il mozzo che non va….si blocca e va a scatti, ma fortunatamente abbiamo con noi grasso e qualche pallino di scorta…smontiamo tutta la ruota dopo aver scaricato i bagagli e pensiamo di aver risolto il problema.

Il tutto ci fa perdere tempo, cambiare umore, ma sopratutto decidiamo per un cambio di rotta in quanto la pista in direzione Llica e’ poco trafficata e in caso di guasto meccanico ci troveremo in seria difficolta’....decidiamo di tornare verso Isla Inca Huasi per poi proseguire verso Colchani.

Nel salares oltre al passaggio di numerosi fuoristrada, notiamo in piu’ circostanze piccoli gruppi di ciclisti….si fermano e come gia’ accaduto con altre persone nella precedente parte del cammino, si incuriosiscono per il nostro mezzo di trasporto.

Date le risposte alle loro domande e spiegato lo scopo del nostro viaggio…si complimentano con noi per la particolarita’ e originalita’ della nostra esperienza….ormai il salares non e’ piu’ un’esclusiva per pochi ciclisti solitari…come anni fa!!

Proseguiamo alla volta di Colchani, distante 70 km circa e capiamo che se vogliamo rispettare i tempi di arrivo stimati, in questi ultimi 2 gg dovremo macinare qualche km in piu….cosi e’, infatti l’ultimo gg partiamo un po’ prima del solito (h 8.00) e dopo 8 ore di cammino arriviamo a Colchani molto stanchi…e quasi non ci rendiamo conto di aver portato a termine il nostro progetto.

La giornata e’ passata per tutti e due (ognuno lo puo’ dire per se) al pensiero di vivere questo magico momento in maniera assolutamente liberatoria…niente di preparato, ma tutto molto spontaneo e sincrono….liberatici dallo stretto legame col carretto, ci siamo guardati e ci siamo abbandonati all’emozione di un abbraccio…..

Arrivati a Uyuni con mezzo di fortuna, per 20 km, ci accomiatiamo dai nostri carretti barattandoli con artigianato locale…un po’ di tristezza in questo momento la avvertiamo nell’abbandonare i nostri fedeli compagni di viaggio ma e’ un’emozione che si condivide con un’altra….ci fa piacere pensare che questi mezzi possano essere utili per il lavoro cuotidiano di questa gente….qui il carretto e’ un mezzo di lavoro e trasporto molto utilizzato.

Lo stato di poverta’ e’ visibile e tangibile nei villaggi dell’altopiano, come nelle grosse citta’, come ovunque, dove la gente vive di grande stenti e laddove, anche le condizioni ambientali e climatiche sono inclementi, la vita e’ ancora piu’ difficile…tutto quanto concerne lo stato sociale di questa terra, lascera’ un segno indelebile dentro di noi

Nel nostro piccolo siamo riusciti a portare un messaggio di solidarieta’ attraverso la raccolta di materiale sportivo vario e di cancelleria scolastica, destinati a un progetto di scolarizzazione di una comunita’ di bambini sita nell’altopiano Boliviano, una delle zone piu’ povere che abbiamo visto, anche perche fortemente isolata.

Riteniamo che la distanza inizialmente prevista e stimata in 800 km, 480 dei quali  effettivamente percorsi in 18 gg di cammino, sia difficilmente realizzabile, a piedi, senza il supporto logistico di un mezzo che nei punti di maggior isolamento approvvigioni d’acqua…il territorio, infatti, nonostante la presenza delle lagune, l’acqua delle quali non e’ potabile, non presenta per lunghi tratti possibilita’ di approvvigionamenti.

Ciao a tutti Daniele Rocca e Sergio Soro

Ringraziamo coloro che hanno creduto e contribuito alla realizzazione del nostro progetto:

Beppe, per la fornitura di abbigliamento tecnico MONTURA;

Fladimir e il punto vendita NUOVI EQUILIBRI;

Grazia, per la fornitura di prodotti energetici e protettivi ERBOLARIO e ERBAVITA;

Mássimo, per averci messo a disposizione la tenda FERRINO Highlab La Meje HL;

Maurizio, per i consigli datici e per averci ospitato nel suo sito www.mauriziodoro.it;

Fabrizio, per la fornitura di prodotti energetici;

Shard Rock Climb per la loro disponibilita.

Ringraziamo per la collaborazione al progetto solidale destinato alla comunita’ di bambini:

A-Line e Gianni Rombi per la fornitura di attrezzatura sportiva;

Daniela e LIBRERÍA DETTORI per la fornitura di cancelleria scolastica;

COOPERATVA ALBESSEDE peri il coordinamento dell’iniziativa solidale e umanitaria.